Politica Netflix e l’altra democrazia

Politica Netflix e l'altra democrazia
A cura di Marco Guerrasio e Ludovica Liberti

Negli ultimi anni una nuova figura professionale ha preso piede, l’influencer: “personaggio di successo, popolare nei social network e in generale molto seguito dai media, che è in grado di influire sui comportamenti e sulle scelte di un determinato pubblico”.

Infatti, la maggior parte degli influencer, incarna gli strumenti più efficaci per una campagna marketing. Dunque, non stupisce se l’influencer di turno consigli il prodotto più conveniente o il paio di scarpe giusto da acquistare, ma come mai nell’ultimo periodo le tematiche trattate sono sempre più vicine al dibattito pubblico?

A tutti noi sarà capitato di sentir parlare alcuni personaggi sui social riguardo temi di una certa rilevanza. Tra questi, Fedez, Mahmood o Elodie che combattono per la calendarizzazione del ddl Zan, Chiara Ferragni che ha lamentato più volte delle falle nel sistema sanitario lombardo, Aurora Ramazzotti che ha spesso segnalato l’importanza di ripudiare atteggiamenti molesti come il catcalling e Marco Mengoni che invita a comprare borracce per minimizzare l’uso della plastica.

Questo nuovo fenomeno di sensibilizzazione viene chiamato “Politica Netflix” da Lorenzo Pregliasco, co-fondatore e partner dell’Agenzia di Ricerche Sociali e Comunicazione Politica Quorum e Direttore del web magazine di analisi dei dati “YouTrend”.

Il termine deriverebbe dall’uso di affrontare temi che solitamente spettano alla politica, ma in pillole (tramite le stories degli influencers, molto visive e con poco testo) proprio come Netflix, ad esempio, carica i suoi episodi.

netflix

Lati positivi e negativi

Questo fenomeno ha dei lati positivi e dei lati negativi.

Uno dei lati positivi risiede sicuramente nel riportare l’attenzione su determinate tematiche che coinvolgerebbero soltanto alcuni target di riferimento. Instagram, infatti, allarga la platea potenzialmente a chiunque sia registrato sul social.

Il rischio è che, dal momento che l’utente può scegliere la “pillola” di informazione da leggere o ascoltare, non è totalmente informato sull’argomento ma ne ha solo una conoscenza, e quindi un’opinione, parziale. Questo porta all’ipersemplificazione dell’argomento, come è accaduto per il ddl Zan: con la credenza che, per esempio, per facilitarne l’approvazione bastasse un certo tipo di comunicazione, piuttosto che prendere in considerazione ciò che davvero deve compiere un percorso di approvazione di un decreto legge. In effetti, se ci pensiamo il fatto che gli influencers abbiano parlato del ddl Zan nei loro profili è servito solo a far calendarizzare il tema in Parlamento, ma non è bastato per la sua approvazione.

Affrontare questi temi, quindi, è un’arma a doppio taglio. È utile e bello che le persone vengano spinte a ragionare su determinate questioni (Fedez e Chiara Ferragni, ad esempio, sono stati di grande aiuto all’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel sensibilizzare gli italiani a restare a casa durante la pandemia da Covid-19), ma cosa sarebbe successo se il loro pensiero avesse preso altre direzioni di opinione?

Anche in passato diversi personaggi famosi si sono spesi per delle cause a loro care, con la conseguenza di un attivismo politico legato anche ai partiti. Oggi, invece, la maggior parte preferisce restarne fuori prediligendo l’uso dei social media a quello dei giornali e delle radio, che inevitabilmente filtrano con maggiore attenzione il messaggio da trasmettere. Eppure, nonostante la qualità del messaggio, i social media raggiungono in un tempo molto più breve milioni di persone.

 

L’Influencer e il personaggio politico

Quali sono le differenze? Il punto di forza del creator, infatti, starebbe nel fatto che avrebbe la quasi totale fiducia dei suoi followers, proprio perché riconosciuto come un soggetto esterno non avente alcun interesse personale nel parlare di uno specifico argomento che possa influenzare il dibattito pubblico, al contrario del politico che, ovviamente, non è riconoscibile come soggetto neutrale.

È da tempo che si nota una sfiducia nella classe politica moderna e nelle istituzioni. Probabilmente può essere questa una delle cause per cui molte persone scelgono di informarsi tramite i social e nello specifico tramite i vari influencers. Nutrono nei loro confronti una certa fiducia e al contempo gli stessi influencers esprimono fiducia per uno schieramento, piuttosto che per l’altro, proprio perché spinti dalla consapevolezza di essere un veicolo di informazioni per i loro utenti. Un cane che si morde la coda: puro attivismo o opportunismo?

È inevitabile, quindi, che si diffondano due tipologie di pensiero:

  • Da una parte, che guarda all’attivismo social di alcuni influencers come a un bisogno di soddisfare le reali aspettative dei loro follower, bisognosi in qualche modo di condividere con il creator ideali e opinioni per costruire un vero legame di fiducia;
  • Dall’altra, l’idea che gli influencers abbiano iniziato a parlare di alcune tematiche per ottenere più visibilità, per uno scopo più utilitaristico, come per ottenere un aumento dei followers e quindi delle interazioni.

È certamente percepibile un’eccessiva fluidità di opinioni pubbliche che cavalcano l’onda del momento che, una volta passata di moda, lascia il posto “all’episodio successivo”. Alcuni temi però non possono essere semplificati o estrapolati da un contesto molto più ampio e complesso. Non si colgono più le conseguenze e le diverse chiavi di lettura.

Ma proprio perché la Netflix Politics rifiuta i palinsesti, ripudia l’organicità delle ideologie, avversa le complessità dei partiti, ogni battaglia è singola”.

Ma quali sono stati i temi più discussi sui social?

Sicuramente il già citato ddl Zan, soprattutto a seguito della sua bocciatura in Senato, seguito dall’accessibilità reale all’aborto, dalle discriminazioni razziali fino alla parità di genere e ai diritti Lgbtq+.

Temi che creano la possibilità di aderire ad un’identità in cui riconoscersi, oltretutto interessanti come argomenti del giorno e di facile schieramento. Giustizia, politica estera ed economia appaiono invece più complicati e complessi e con una difficile polarizzazione del dibattito. Ne è un esempio la scarsa affluenza (del circa 21%) al recente referendum sui cinque quesiti sulla giustizia del 12 giugno 2022.

social media

 

Democrazia social?

Negli ultimi anni tutti abbiamo cambiato il nostro modo di approcciarsi al mondo e questo vale anche per la politica che interagisce in modo sempre diverso con i potenziali elettori come fossero, per l’appunto, dei “follower” che è necessario spingere al “like”.

Un ragazzo su quattro si informa di politica solo attraverso i social media, ma sono gli stessi elettori, soprattutto quelli con tanti follower, ad influenzare la politica e le scelte di chi ci rappresenta. Questo fenomeno porta ad affrontare un’evoluzione politica trasversale ben più ampia.

I cittadini elettori non si sentono ben rappresentati nelle camere del Parlamento con una scarsa fiducia nei partiti politici e nel governo.

I dati Istat del 2020 sottolineano come il 20,5% degli italiani esprime una sufficiente fiducia nei confronti dei partiti con un punteggio medio di 3,3 su 10 e solo 4,5 su 10 verso il parlamento nazionale. Da anni si nota come una parte di persone chiede di avere una voce in capitolo più democratica ed espressiva della volontà popolare.

L’input di questa idea è sicuramente da attribuire a un movimento politico che della democrazia attiva online ne fa uno dei pilastri.

Ogni programma o soggetto viene condiviso e messo al voto. Il taglio del numero dei parlamenti dalla prossima legislatura è un altro sintomo di questo cambiamento in atto, con l’obiettivo di avere meno assenteismo e più qualità. Nei tempi più recenti, invece, si nota come nei programmi dei partiti viene inserita l’idea di cambiare la Costituzione inserendo norme che portano all’elezione diretta del Presidente della Repubblica o del cosiddetto Sindaco d’Italia.

Tutte proposte che portano sicuramente ad una semplificazione dell’iter burocratico per l’approvazione di norme e leggi ma ad una sempre più forte spaccatura sui temi con la sempre meno frequente possibilità di discuterne tra i parlamentari e trovare un accordo tra i vari schieramenti.

I social e gli influencers stanno favorendo una radicalizzazione del confronto e ad un dibattito pubblico sempre più esasperato e settario, premiati a loro volta dall’algoritmo che amplifica il feed con contenuti che creano più engagement e quindi più commentati e divisivi.

La politica, dal greco politikḗ (tékhnē) ‘arte di governare’, in fondo, è anche venirsi incontro partendo da idee diverse.

 

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