Il Jova Beach Party è IN-sostenibile?

A cura di Gaia Latini


Cosa c’è alla base del Jova Beach Party

 

Il Jova Beach Party è uno degli eventi più attesi dell’estate 2022: dopo tre anni di stop sono tornati 21 concerti in 12 tappe in tutta Italia dal Friuli alla Sicilia, passando per molte altre regioni, come Lazio, Abruzzo e Puglia, tenuti da uno dei più noti artisti italiani e svolti non in stadi o in palazzetti, ma in spiaggia. Il JBP non è solamente un concerto, è una vera e propria festa, che prevede moltissime attività, ospiti e che qualcuno ha addirittura definito una “moderna Woodstock”.

 

Evento in-sostenibile?

Nei giorni addietro, però, non sono mancate le polemiche e le riflessioni. Anche se il Jova Beach Party si prefigura come un evento sostenibile, cosa che in un certo senso rispecchia lo stile di vita dichiarato da Lorenzo Cherubini, l’impatto di un evento di tale portata è stato criticato da molti e giudicato insostenibile. Il JBP è un’occasione per gli organizzatori e gli sponsor per sensibilizzare le decine di migliaia di persone che ne faranno parte sul problema della plastica in natura e sull’adozione di uno stile di vita sostenibile. Durante l’evento avviene la raccolta differenziata e sono ‘bandite’ le bottigliette di plastica. Assieme a Intesa Sanpaolo e al WWF Italia, è stata poi promossa l’iniziativa “RI-PARTY-AMO” che ha come obiettivo la pulizia di 20 milioni di m2 di territorio per ripristinare spiagge e litorali, ma anche le sponde di fiumi, laghi e aree che sono distanti dal mare, attraverso otto grandi iniziative e l’aiuto di 10mila volontari.

 

 

Di base, queste iniziative sono meravigliose e possono avere davvero un forte impatto sulla società. Ovviamente, però, non tutte le persone che si recano ad un concerto sono davvero interessate a queste tematiche (anche se oramai sarebbe una necessità interessarsene) e di fatto non ‘colmano’ una serie di problemi circa la sostenibilità, in particolar modo ambientale, ma anche sociale, dell’evento che numerosi esperti hanno messo in conto. Innanzitutto si è discusso riguardo i decibel sprigionati dal concerto che disturbano la fauna terrestre e marina, nonché l’utilizzo del suolo. Se infatti è vero che le spiagge in cui si tengono i concerti sono già fortemente antropizzate, è pur vero che non sono in ogni caso sottoposte a un’affluenza di questo tipo (all’incirca dalle ventimila persone minimo per concerto), con persone che non usufruiscono semplicemente del litorale per un bagno e una giornata di mare.

 

Il fratino e i nidi delle tartarughe caretta caretta

 

In particolare una delle polemiche più forti è stata quella riguardante l’avifauna e in special modo il fratino, un piccolissimo uccello bianco dalle lunghe zampine nere, che vive in ambienti umidi e che nidifica sulle dune (anche quelle più affollate): è una specie delicata e a rischio d’estinzione, ma, anche se qualcuno l’ha definito un “uccellino come tanti altri” è il simbolo del legame tra abitudini umane ed equilibrio della biodiversità, in quanto se una spiaggia è degradata o livellata da ruspe, sarà difficile avvistarlo, mentre, la sua presenza è un ottimo segnale per lo stato di salute di un ambiente marino: insomma è un ottimo indice di ‘qualità’ e stato di una spiaggia. Non sono mancate critiche riguardo i siti di nidificazione delle tartarughe, qualche fan ha tuonato: “A Roccella ballerai sui nidi di caretta caretta, spianati dalle tue ruspe“.

La risposta del cantante e i controlli degli ispettori

Tra lavoratori in nero e quei “eco-nazisti”

Le polemiche, poi, hanno riguardato anche l’assunzione di alcuni lavoratori non dichiarati, nello specifico 17 lavoratori in nero scoperti dall’ispettorato del lavoro di Ascoli Piceno a cui Jovanotti ha risposto dicendo su Instagram: “Venite a vedere, qui facciamo tutto in regola.”, e a cui il capo dell’Ispettorato nazionale del lavoro ha replicato che il cantante avrebbe fatto meglio a ringraziare gli ispettori. Su questo evento chiunque ha voluto dire la sua, sia in positivo sia (soprattutto) in negativo. Alcune polemiche sono sembrate poco costruttive e dirette al cantante stesso. Moltissimi, in ogni caso, gli interventi motivati e supportati da validità scientificità di esperti e studiosi di ambiente e sostenibilità.

 

 

Alle numerose critiche degli ambientalisti che hanno accusato il cantante di deturpare le spiagge e di fare greenwashing, il cantante ha risposto così: «Il Jova Beach Party non mette in pericolo nessun ecosistema, non devastiamo niente, le spiagge non solo le ripuliamo ma le portiamo a un livello migliore di come le troviamo. Il Jova Beach non è un ‘progetto greenwash’, parola che mi fa ca**re così come mi fa schifo chi la pronuncia, perché è una parola finta, è un hashtag e gli hashtag sapete dove dovete metterveli. È un lavoro fatto bene: se pensate che non sia fatto bene venite a verificare, venite qua. Il mio pubblico è fantastico, ha una coscienza alta rispetto all’ambiente. Se voi, eco-nazisti che non siete altro, volete continuare ad attrarre l’attenzione utilizzando la nostra forza, sono fatti vostri. Il nostro è un progetto fatto bene che tiene conto dell’ambiente, parla di obiettivi di sostenibilità e realizza quelli che è in grado di realizzare con gli strumenti che abbiamo a disposizione».

 

La risposta degli esperti

L’opinione della giornalista Sabrina Giannini e del geologo Mario Tozzi

 

Sabrina Giannini, che dal 2016 presenta su Rai3 il programma “Indovina chi viene a cena”, è stata tra le prime a criticare l’insostenibilità del JBP, dichiarando anche che intorno all’evento ci sia una forte ipocrisia: “Jovanotti si dichiara ambientalista, dice di non mangiare carne ma poi il main sponsor è tra i maggiori allevatori intensivi di polli” e ancora “L’art.9 della Costituzione tutela non solo il paesaggio, ma anche l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi. Dove è il limite all’iniziativa economica privata che contrasta salute e ambiente?”

Mario Tozzi invece con una lettera aperta si è rivolto al cantante, dicendo di non essere contrario alle manifestazioni in luoghi naturali, quindi non alla manifestazione in sé, ma di riconoscere gli impatti sull’ecosistema: “un conto sono cento persone, un altro cinquantamila”. Il geologo ha poi espresso le sue opinioni riguardo l’erosione delle spiagge italiane ed essendo membro del Consiglio Scientifico del WWF, ha detto di aver manifestato le sue perplessità sulla questione quando fu interrogato internamente all’associazione. Inoltre, ha esposto un problema di tipo socio-culturale: «Trasformando gli ambienti naturali in luoghi per eventi di massa si potrebbe dare l’idea che la natura e il paesaggio siano, in fondo, modificabili costantemente dai sapiens anche per esigenze che non sono di immediata sopravvivenza, pur riconoscendo il valore assoluto della musica». 

 

 

Moltissime le lettere aperte da parte dei fan, tra tutte è diventata virale quella di Enrico Galiano, scrittore e insegnante, che in modo toccante dice: «Questa cosa sarebbe perfetta, di quelle troppo belle per essere vere, se fosse il 1992. O anche il 2000, forse. Ma oggi c’è un rumore di fondo che solo pochi di quelli che scendono a piedi nudi in spiaggia a ballare con te riescono a sentire. Oggi c’è qualcosa che sporca la gioia che regali: qualcosa che rende la tua festa un gesto bellissimo, tanto meraviglioso quanto meravigliosamente sbagliato […] perché non è possibile che tu non sappia quali sono le conseguenze di questi concerti meravigliosi. O magari ci sei talmente dentro che non te ne rendi conto».

 

Cosa resta del JBP?

 

Nonostante quindi le intenzioni del JBP siano ‘su carta’ delle migliori, l’evento trascina dietro di sé delle forti conseguenze per i litorali italiani, così belli ma anche così delicati, fondamento per il turismo italiano, motore pulsante della nostra economia e allo stesso tempo riserva importantissima di biodiversità.  Il punto è che il JBP viene etichettato come un evento ‘green’ quando effettivamente, anche se certamente autorizzato e legale, non è affatto ‘green’, al contrario di concerti che lo sono veramente, come “I suoni delle Dolomiti”, un concerto ad alta quota in acustico, in cui il pubblico deve necessariamente arrivare a piedi e con l’occorrente di cui ha bisogno.

E allora, anche se il Jova Beach Party è un evento rivoluzionario, probabilmente sarebbe meglio fermarsi, o perlomeno non ripeterlo nei prossimi anni, e riconoscere che l’impatto dei concerti, nonostante sia supportato da iniziative valide e sostenibili non basta, che la sostenibilità è ben altro e che anche l’opinione pubblica inizia a riconoscerlo. Attorno al JBP c’è forse un’illusione collettiva da parte del cantante e dei suoi fan di fare ‘del bene’ con un evento sostenibile che di fatto sostenibile non è. I concerti di questa grandezza andrebbero organizzati in qualunque stadio o palazzetto, luoghi più adeguati, dove non perderebbero comunque la loro ‘magia’ che è data dall’energia di Jovanotti e dal pubblico… e in cui si potrebbe benissimo parlare di sostenibilità ma senza andare ad impattare direttamente su un ecosistema già fragile.

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