IL FESTIVAL DELL’ECONOMIA XVIII edizione

economia

A cura di Cesare Giacometti & Anna Bombardelli

“L’intelligenza artificiale sarà uno shock, e non siamo pronti”

Ormai giunto alla sua diciottesima edizione, anche quest’anno il Festival dell’Economia si è svolto a Trento, capoluogo della Regione del Trentino A.Adige, attirando milioni di amanti dell’economia da tutta Italia.

Dal 25 al 28 maggio sono stati oltre 250 gli eventi organizzati per dare voce a figure di spicco nel panorama politico, economico e culturale del nostro Paese. Gli ospiti di cui annualmente il Festival può vantare, sono personaggi di alto calibro come Premi Nobel (quest’anno ben 6), Ministri, relatori del mondo accademico ed alcuni fra i più importanti economisti nazionali ed internazionali. 

Ogni anno le giornate di Festival si ispirano ad un tema di fondo stabilito dal Comitato scientifico, che pone i riflettori su questioni di forte attualità, la cui importanza ed urgenza richiedono la creazione di uno spazio di confronto e discussione. 

Quest’anno Trento si è colorata di arancione per parlare di futuro

Nonostante l’ampiezza dell’argomento, uno dei temi più intriganti quanto controversi a cui si devono dedicare profonde riflessioni, riguarda la diffusione dell’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale, le cui origini risalgono alla prima metà del ventesimo secolo, sta vivendo nell’ultimo decennio una vera e propria esplosione. 

La radicale innovazione introdotta da questa tecnologia ha sollevato diverse questioni legate alla sua governabilità, al suo possibile impatto occupazionale, nonché alla possibilità che quest’ultima conferisca alle grandi aziende tecnologiche un ulteriore fattore su cui fare leva per consolidare il proprio strapotere nei confronti dei consumatori.

Il vero tema non è se possiamo usare l’intelligenza artificiale. La questione  è riuscire a governarla, e non esserne governati”. Queste sono state le parole di Paola Severino al Festival dell’economia. L’ex ministra della Giustizia (Governo Monti) ha studiato l’impatto dell’Intelligenza artificiale sulle professioni giuridiche. L’intelligenza artificiale non è un qualcosa che ci deve spaventare, bensì dev’essere un ausilio che alleggerisce il lavoro dei professionisti e permette loro di risparmiare tempo su quelle mansioni che possono essere sostituite dalle macchine. “La differenza che passa tra un avvocato e l’IA è quella che passa tra un vestito confezionato da un sarto e la produzione industriale: chi si deve difendere non può che preferire una difesa ritagliata su di sé“.

A tal proposito, emerge ottimismo nelle parole della docente universitaria della Cattolica di Milano, Simona Laderchi, che dal palco del Festival sostiene come sia in atto un processo di liberalizzazione delle professioni dalle mansioni più “basse” e “ripetitive”, che permetterà di rendere le stesse professioni molto più attraenti per i giovani amanti delle novità. 

Meno fiduciose sono le parole di Richard B. Freeman che, giunto direttamente da Harvard per il Festival dell’Economia, sostiene come “l’intelligenza artificiale sarà uno shock “e non siamo pronti”. L’economista americano, specializzato sulla tecnologia ed i suoi impatti sul mondo del lavoro, parla dell’intelligenza artificiale con toni cupi, facendo prevalere la preoccupazione sulla curiosità. Quello che sta arrivando è “il quinto  cavaliere dell’Apocalisse”: arriva dopo la pandemia, con la guerra, il riscaldamento globale e la carenza di risorse.  Non si possono immaginare le conseguenze che ci saranno in termini di ineguaglianze e di oligopoli generati dalla competizione fra i grandi produttori di intelligenza artificiale. 

Il punto che sembra accomunare tutti gli interventi su questo tema è che le paure riguardo l’Intelligenza Artificiale possono essere risolte tramite la regolamentazione.

Per Maria Savona, economista esperta di innovazione e docente della Luiss, “la regolamentazione non limita la capacità di creare innovazione”. Al giorno d’oggi è inevitabile assecondare la  “rivoluzione dell’automazione digitale” in atto che, come tutte le innovazioni, garantisce una forma di risparmio, che in questo specifico caso riguarda il tempo. 

Tuttavia, l’intelligenza artificiale è un prodotto dell’uomo ed in quanto tale deve rimanere sotto il controllo dei suoi inventori. A tal proposito l’Europa, tramite la formulazione di un Artificial Intelligence Act, sta agendo nel tentativo di evitare possibili conseguenze negative e di sviluppare una governance dei dati. 

La professoressa Maria Savona dichiara sul palco del Festival di aver ideato un modello in grado di  redistribuire in maniera innovativa il valore generato dai dati. Infatti, le piattaforme digitali estraggono valore dai dati personali, motivo per cui possono essere considerati dei veri e propri fattori produttivi che le imprese possiedono. Questo capitale è giusto che venga remunerato, proprio come si fa con tutti i fattori produttivi.

“ La sfida è gestire in modo sostenibile il pianeta. E la tecnologia può salvarci”

Un ulteriore tema principe della diciottesima edizione del festival di Trento non poteva non essere quello della sostenibilità, una delle più grandi sfide che l’umanità intera deve porsi con urgenza per garantire lo sviluppo intergenerazionale del pianeta.

La sostenibilità, che vede come sui pilastri principali quello sociale ed ambientale, si sta affermando in diversi ambiti, non ultimo quello dei mercati finanziari, in cui negli ultimi anni si sta ritagliando sempre più spazio il concetto di finanza sostenibile.

In quest’ottica, alle aziende è richiesta con maggiore pressione l’osservanza dei criteri ESG (Environmental, Social and Governance), che richiedono a queste ultime di avere un impatto positivo nei tre ambiti di applicazione, al fine di giungere ad una creazione di valore per la collettività.

In questo senso si è espresso Paolo Scaroni, presidente di Enel, affermando come i criteri ESG siano in grado di generare valore per gli azionisti stessi, e di come l’ecosistema italiano si stia presentando bene nel confronto internazionale.

Oltre ai suddetti criteri, che al momento possono essere adottati su base volontaria, la normativa italiana, allineata alle best practices internazionali, prevede per gli Enti di Interesse Pubblico (che includono le società quotate e gli intermediari finanziari), la presentazione di una disclosure di carattere non finanziario allegata al bilancio, la cui finalità è quella di presentare i principali rischi di natura ambientale e sociale a cui la società si espone ed i presidi sviluppati per fronteggiarli.

Sul tema si è espresso anche Francesco Storace, ex amministratore delegato del gruppo Enel, che ha evidenziato come nel prossimo futuro il fabbisogno energetico nazionale sarà prevalentemente soddisfatto dalla produzione di energia green prodotta da famiglie e PMI, attraverso la diffusione di impianti fotovoltaici.

Durante le giornate di Festival non è mancato l’intreccio fra il tema della sostenibilità ambientale con quello della digitalizzazione. 

In uno dei talk che ha visto come ospite il professore della Michigan University Bruno Basso, esperto mondiale di agricoltura digitale, si è parlato di una pratica innovativa nata in America, ma di cui si aspetta una  promettente diffusione anche nell’agricoltura europea, che prende il nome di “Carbon Farming”. Questa pratica nasce per affrontare il problema dell’incremento di produzione di cibo degli ultimi anni, che ha causato uno sbilanciamento fra anidride carbonica emessa ed assorbita dalle piante. Si stima che l’agricoltura, al giorno d’oggi, giochi un ruolo importante nei cambiamenti climatici, generando ben il 24% dell’emissione di gas serra nell’atmosfera.

Il “Carbon Farming” è un nuovo approccio delle pratiche agricole, che consiste nel gestire il terreno in modo da ridurre il più possibile le emissioni di gas serra nell’atmosfera e il “sequestro” del carbonio dal terreno.

Si tratta di un metodo che presenta ricadute positive in molti ambiti, dal miglioramento del suolo in cui si coltiva, all’aumento dei profitti per gli agricoltori. “E’ un mondo di cui gli agricoltori stanno valutando le opportunità e dal quale non tornano più indietro”, dichiara il professore Basso, nel sottolineare anche i benefici economici connessi a queste attività. 

Come ogni anno, ormai da diciotto edizioni, il Festival dell’Economia ha svolto un ruolo importante nel creare uno spazio in cui i cittadini possano vivere a pieno il confronto degli esperti su temi che coinvolgono tutta la società, attuale e futura.

In particolare quest’anno, lo spazio che è stato riservato alla diffusione e all’impatto dell’intelligenza artificiale sulla società, l’ambiente e l’economia è sintomo di quanto ancora c’è da scoprire riguardo a questo tema e, come scrive Fabio Tamborini, Presidente del Comitato scientifico del Festival, “la dimensione delle rivoluzioni in arrivo supera i confini sia dell’immaginazione, sia della Terra”.

L’umanità ha bisogno della “rivoluzione digitale” per bloccare problematiche urgenti come i cambiamenti climatici e i numeri record registrati quest’anno dal Festival dell’Economia di Trento dimostrano quanto i cittadini siano consapevoli che per generare un cambiamento serve il dibattito, il confronto e l’opinione degli esperti. 

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